Se in Natura i funghi crescono nei boschi, quando si parla di coltivazioni le cose cambiano. C’è chi li coltiva nelle cantine di un palazzo antico in centro città, chi preferisce le grotte o i masi di montagna e chi addirittura li porta nello spazio.

Funghi e birra
Quello che oggi è il quartiere di Cureghem, è da sempre conosciuto come il villaggio dei macellai. Perché, lì, nel 1887 fu costruito il nuovo macello. Oggi parte del mattatoio e delle sue ghiacciaie sotterranee sono diventate un grande mercato di generi alimentari locali e una serie di bar e ristoranti. Ma è sul tetto e nelle ghiacciaie che hanno luogo le iniziative più innovative. Sul tetto di 4000 mq è stato costruito il sistema acquaponico più grande d’Europa che produce, ogni anno, 35 tonnellate di pesce fresco e 75 di prodotti stagionali. Nei sotterranei, invece, si ricicla un materiale molto abbondante in Belgio, gli scarti della produzione della birra.
Lavorazione del draff
Nata dalle menti di Thibault Fastenakels, Quentin Declerck, Sylvère Heuzé e Hadrien Velge, Le Champignon de Bruxelles trasforma il draff (residuo di fermentazione dell’orzo). Dal draff si ottiene il substrato per la coltivazione dei funghi giapponesi Maitake, Eryngii, Nameko e Shiitake. Con una bicicletta a pedali appositamente modificata, uno dei 12 dipendenti della società, gira per i birrifici a raccogliere il draff. A Cureghem viene pastorizzato e impiegato come terreno di coltura per i funghi. Una volta raccolti i funghi il terreno si arricchisce di nutrienti. Viene così inviato ai produttori di orzo per fertilizzare i campi dove verrà coltivato il cereale che tornerà nei birrifici.

Il museo
Era il 1978 quando, il neo diplomato Yann Bouchard, con suo padre Louis, creò, nelle cantine della casa, il Museo dei funghi. I Bouchard vivono nel cuore della regione della Loira, a Saumur, la “Città bianca” per il candore delle sue costruzioni, tutte realizzate in pietra di tufo. Questo gesso che si estraeva per la costruzione di molti edifici è anche all’origine degli habitat e delle caverne trogloditiche. Quindi Yann trova proprio sotto casa l’ambiente ideale per far prosperare i suoi funghi. Il Museo, grazie alla fungaia aperta al pubblico, ripercorre tutte le tappe dell’evoluzione della coltivazione del fungo. Oggi agli Champignon si sono affiancati i Shiitake, i Pleurotus, i Pied Bleu, i Coprini e altri cultivar per un totale di oltre 12 specie che generano 10 tonnellate l’anno di raccolto. La visita alla fungaia e al Museo termina in un’autentica casa “troglodita”, scavata nella collina che ospita una collezione di una varietà di oggetti “fungini” provenienti da più di 50 Paesi.

Nelle grotte dei romani
A pochi passi dal Lago di Bracciano, sulla strada che porta a Roma, sorge Manziana. Già il suo nome, che deriva dal latino lapis anitianus, o pietra “anitiana”, legano la città alla pietra che qui veniva estratta già in epoca romana. Questa roccia fu utilizzata a Roma nella costruzione del portico del Foro Olitorio, il mercato dei legumi e delle verdure, posto alle pendici del Campidoglio. Una volta esauste, le cava divenne un dedalo di camminamenti sotterranei, nascondigli e depositi per l’affinamento del vino. In una di quest’ultime, nel 2017, Claudio Amoroso iniziò la sua attività di coltivatore di funghi creando l’azienda Naturalfunghi. Seguendo il trend tradizione-innovazione, Claudio decide di affiancare agli autoctoni Cardoncelli, Pioppini e Pleurotos, l’esotico Shiitake (per il quale ottiene la certificazione “bio”). All’interno delle grotte non si registrano forti sbalzi termici, caratteristica che permette di ottenere fungi freschi tutto l’anno.

Funghi in alta quota
Ad Aldino nell’antico maso “im Thal”, i giovani produttori Andreas Kalser e Josef Obkircher hanno recuperato un vecchio fienile per coltivare i funghi. Una sfida, iniziata nel 2017, che guarda a uno dei mercati principali del territorio, quello della ristorazione. Nessuno all’inizio credeva che ce l’avrebbero fatta, eppure i due giovani ci hanno lavorato duro e oggi, col marchio Kirnig, vicino ai locali cardoncelli si trovano anche i funghi cino-giapponesi Shiitake. Per ottimizzare l’intera filiera del fungo, nell’ex fienile trovano posto cinque celle frigorifero.

Funghi in orbita
Risale al 2016 il primo esperimento di coltivazione di funghi nello spazio. Per oltre un anno gli scienziati della Stazione Spaziale Internazionale hanno coltivato a bordo della navicella, in condizioni molto simili a quelle di Marte, il fungo antartico Cryomyces antarcticus. Già sulla Terra questo fungo cresce nelle valli desertiche McMurdo Dry Valleys, situate nella Terra Vittoria al Polo Sud. Qui, a causa della scarsa umidità e della bassa temperatura, le condizioni sono simili alle terre marziane. I funghi raccolti al Polo Sud sono volati in orbita nella stazione spaziale dedicata alla ricerca. Qui gli scienziati-astronauti hanno potuto constatare che il 60% delle cellule del fungo artico sono rimaste intatte, nonostante la simulazione dell’ambiente marziano, con tanto di irradiazioni con raggi UV.

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