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COSA SI MANGIAVA A STONEHENGE LO RIVELA UNA SCOPERTA DI “CACCA”

Maggio 23, 2022

Maiale e manzo arrostiti, allo spiedo o bolliti in pentole di terracotta, questa la dieta degli abitanti dell’area di Stonehenge nel 2500 a. C.

A rivelarlo una ricerca pubblicata su Parasitology, la rivista edita dall’università Cambridge specializzata in parassitologia.

I coproliti (escrementi fossili) rinvenuti a Durrington Walls, a pochi chilometri da Stonehenge

Interiora poco cotte

Lo studio, condotto da team aggregato di ricercatori del dipartimento di archeologia e geochimica organica dell’università inglese, ha preso in esame diversi coproliti (escrementi fossili) ritrovati a Durrington Walls, a pochi chilometri da Stonehenge.

Il villaggio, risalente al 2500 a.C. circa, è coevo del periodo di costruzione di Stonehenge e si presume fosse un insediamento stagionale, abitato prevalentemente in inverno.

In cinque pezzi di coprolite (1 di origine umana e 4 di cane) sono state rilevate uova di parassiti che hanno permesso di risalire alla dieta degli abitanti di Durrington Walls.

Le uova repertate appartengono al genere Capillariidae, facilmente identificabili per la loro forma a “limone”. La presenza di questo tipo di parassita nelle feci indica che la persona aveva mangiato i polmoni crudi o poco cotti o il fegato di un animale già infetto.

La Capillaria infetta i bovini e altri ruminanti, e la sue presenza suggerisce che la dieta gli inglesi del Neolitico si basasse prevalentemente sulla carne.

Tuttavia, le ossa rinvenute nel mucchio di detriti, dimostrano che i bovini non erano l’animale più comunemente consumato. Infatti, circa il 90% delle 38 mila ossa ritrovate proveniva da suini.

Un pezzo della “cacca fossile” appartenente a un cane, conteneva anche le uova della tenia del pesce, indicando che l’animale si era infettato mangiando pesce d’acqua dolce crudo.

Tuttavia, non sono state trovate nel sito altre prove del consumo di pesce, come, per esempio, le lische. Quindi si può dedurre che il villaggio non fosse utilizzato tutto l’anno e che il pesce con la tenia sia stato consumato in un altro insediamento.

Ricostruzione del villaggio di Durrington Walls

Il villaggio delle feste di Stonehenge

«Durrington Walls – ha detto Piers Mitchell, medico coautore dello studio e direttore del laboratorio di parassitologia del dipartimento di archeologia dell’università di Cambridge – è stato occupato stagionalmente, principalmente nei periodi invernali. Il cane probabilmente era arrivato già infetto dal parassita».

«Inoltre – ha continuato l’esperto – gli studi isotopici sulle ossa di bovini rinvenute nel sito suggeriscono che provenissero da diverse regioni della Gran Bretagna meridionale, il che probabilmente era vero anche per le persone che vivevano e lavoravano lì».

Questo potrebbe dimostrare che il villaggio era un punto ritrovo in cui si svolgevano feste e cerimonie. Tesi che potrebbe essere avvalorata dal ritrovamento di frammenti di ceramica e di un gran numero di ossa di animali.

«I nuovi reperti – ha dichiarato Mike Parker Pearson, coautore dello studio, professore di archeologia dell’University College di Londra e responsabile del progetto di ricerca “The Stones of Stonehenge” – ci dice qualcosa di nuovo sulle persone arrivate a Durrington per le feste invernali durante il periodo di costruzione di Stonehenge. Ovvero che mangiavano maiale e manzo arrostiti, allo spiedo o bolliti in pentole di terracotta. Inoltre sembra che le frattaglie venissero consumate non cotte adeguatamente».

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EATING OUT

Alessandra Iannello
I siciliani si dividono fra siciliani di terra e siciliani di mare. Quelli di terra rimangono nell’Isola, quelli di mare viaggiano in giro per il mondo ma tornano sempre a casa. Io sono una siciliana di mare e le passioni conducono la mia vita. Ho fatto dell’amore per la scrittura la mia professione e per questo sono diventata giornalista. Racconto storie di vita, di territori, di viaggi e cibi attraverso la lente delle mie esperienze e del mio sentire. Esploro il territorio insieme alle persone che mi raccontano le loro emozioni e il loro saper fare, un sapere millenario frutto dell’unione di tradizioni e di tecnologie moderne. Questo diario di viaggio raccoglie le mie visioni di luoghi, di cibi e di genti che vorrei vi aprissero verso nuovi orizzonti

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